MILANO. Da sabato è online www.alg.it, il sito dell’Associazione lombarda dei Giornalisti. Un sito di servizio, che fornisce a tutti i colleghi, dentro e fuori le redazioni, informazioni utili sulle attività che la Lombarda offre agli iscritti, compresi gli orari dell’ambulatorio polispecialistico appena ristrutturato, quelli di ricevimento degli avvocati, dei consulenti, dei colleghi che fanno attività di supporto sindacale. Ma anche un sito di news su tutto quello che succede nel mondo del sindacato lombardo, che da voce ai CdR sparsi sul territorio. Il portale si propone infatti di diventare sempre più interattivo e di costituire un legame sempre più forte tra i colleghi - specie quelli della provincia che spesso hanno la sensazione di essere “tagliati fuori” - e il sindacato.
www.alg.it è stato varato sabato scorso, ma in un certo senso è ancora in cantiere. Ci proponiamo, infatti, di arricchirlo col tempo e perfezionarlo: la piattaforma web utilizzata è flessibile, facile e consente una tale duttilità che nel tempo sarà possibile migliorarlo con nuovi strumenti partecipativi. Navigate, consultate, osservate: se ci saranno errori o mancheranno informazioni, segnalateli. Vorremmo infatti che il sito fosse aperto alla collaborazione di tutti. Lo spazio a lato del logo sarà dedicato a immagini di redazioni milanesi e provinciali e, in un prossimo futuro , anche a foto di reportage.
www.alg.it è stato realizzato da Ugo Guidolin (webmaster), Francesca Mineo (content manager) e Francesca Romano (web&graphic designer), alla quale si deve anche l’immagine rinnovata del logo dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, che da quest’anno accompagnerà tutta la comunicazione agli iscritti. Coordinatori, i vicepresidenti dell’Alg Anna Del Freo e Paolo Chiarelli.
26 maggio 2009
21 febbraio 2009
… TANTO è sempre colpa dei giornalisti….
Questa volta voglio raccontare una storia, ma attenzione non una storia inventata, ma un fatto che, nella sua più totale assurdità, é realmente accaduto solo qualche giorno fa, e che vede protagonisti un giornalista ed un amministratore pubblico, che chiameremo con un nome di fantasia (ma che ha modo di essere tutt’altro che fantasioso!) signor Dispetti.
Siamo in Oltrepò Pavese, una zona dove chi lavora e chi amministra è così bravo a fare comunicazione che l’opinione generale tra i media (e non solo) è che questa terra non esista, pur non avendo essa doti di trasparenza o particolari abilità mimetiche. Ma alla fine l’effetto è lo stesso; d'altronde come afferma una cara amica e collega, “se questo territorio è stata risparmiata persino da Attila, un motivo dovrà pur esserci…!”
Dunque, torniamo alla storia che vi volevo raccontare.
Un paio di pomeriggi fa al giornalista, verso le 18, squilla il cellulare.
Dall’altro capo del telefono il signor Dispetti, che con tono inferocito aggredisce a male parole il giornalista. Quale colpa avrà dunque commesso questo essere abominevole?
“Perché ha scritto che io non c’ero alla riunione? Perché non ha verificato prima di scrivere? E poi che cavolo va a dire che ero l’unico assente”.
“Mi scusi ma…” inizia, nonostante tutto, con gentilezza il giornalista che sul momento non ha ancora bene afferrato quale sia il problema e di quale colpa si dovrebbe essere macchiato.
“Mi scusi un c…o!”
“Veramente non mi stavo scusando; le stavo chiedendo, possibilmente con garbo, di dirmi se lei c’era o non c’era alla riunione, così come mi è stato raccontato da persone realmente presenti” prosegue il giornalista.
“NO, NON C’ERO”.
“E allora scusi ma di che cosa mi sta parlando? Dove avrei sbagliato?”
“LEI NON DOVEVA ANDARLO A SCRIVERE” replica come una furia il signor Dispetti. “Io avevo già risolto tutto con un mio tecnico che aveva provveduto a fare quello che c’era da fare e lei invece mi ha creato un casino scrivendo che ero l’unico ad essere assente”
“Per la verità io ho scritto che gli assenti erano lei, la Comunità Montana e alcuni altri sindaci. Se poi questa frase é stata modificata, io non c'entro. E lei lo sa bene" spiega il giornalista da un lato indispettito dall’inutile querelle e dalla perdita di tempo, elemento sempre troppo prezioso per chi svolge questo nostro beneamato mestiere, d’altro canto cercando comunque di mantenere la lucidità, almeno da questo capo del telefono. “Se però aveva qualcosa da dire, anziché chiamarmi alle 18, a giornale già impaginato e finito, lo avesse fatto questa mattina, lei domani usciva con la sua versione dei fatti”.
“MACCHE’! IO NON AVEVO LETTO NULLA MA MI HANNO AVVERTITO NEL POMERIGGIO. Io non leggo quello che lei scrive del suo paese, cosa vuole che m’interessi…! LEI PENSI INVECE A SCRIVERE DEI SUOI PAESI; SCRIVA DI DOVE VUOLE, MA LASCI PERDERE LA MIA CITTA'. NON SI PERMETTA PIU’ DI SCRIVERE DI COSE CHE NON CONOSCE – riprende il signor Dispetti usando toni sempre più duri e offensivi – “LEI NON SA UN C…O E PARLA. IO AVEVO GIA’ SPIEGATO TUTTO AL GIORNALISTA CHE SEGUE LA MIA CITTA’ ED ERA TUTTO CHIARO. INVECE LEI MI HA CREATO UN CASINO OGGI ANDANDO A DIRE CHE NON C’ERO; COME SE NON AVESSI FATTO NULLA QUANDO INVECE ERA GIA’ TUTTO PREDISPOSTO”. E sempre con lo stesso tono violento: “SE AVESSI VOLUTO, AVREI AVUTO ANCH’IO DA DIRE SUL FATTO CHE DELLA CITTA’ CHE LEI SEGUE, NON C’ERA NESSUNO ALLA PRIMA RIUNIONE, QUELLA POLITICA, LA PIU’ IMPORTANTE”.
“Se lei, o un altro, me lo avesse riferito, l’avrei scritto, esattamente come ho fatto in questo caso” replica il giornalista.
“No. IO INVECE SONO STATO PIU’ CORRETTO, ANCHE PIU’ DI LEI, perché NON HO DETTO NIENTE”. E di nuovo alzando il tono: “E LEI NON SI DEVE PERMETTERE PIU’ DI SCRIVERE DELLA MIA CITTA’. LEI CHE NON SA UN C…O!.”
“Senta un po’, ma si rende conto di quello che sta dicendo? – replica il giornalista che a questo punto pensa di essere in linea con un esponente di un altro pianeta –. E inoltre, non si accorge di contraddirsi? In effetti, il mio pezzo era riferito ad un incontro che si è tenuto nella MIA zona. Non nella sua! Dunque perché mai lei adesso mi sta telefonando? Per dirmi che effettivamente non c’era ad un incontro nel quale io ho scritto che lei non c’era? Dunque? Le ripeto se vuole dare la sua versione dei fatti, e ne ha tutto il diritto! facciamo un pezzo.”
“NO. LEI NON SCRIVE UN C…O. Va bè, adesso basta. Buona sera”.
Click. La linea chiusa, la telefonata finita.
Il mondo ritorna normale, o quasi.
Perché in effetti dove stava la “normalità” in tutto questo delirio di parole?
La normalità sta nel raccontare le cose come sono, senza dare giudizi di merito o di valore, ma solo mettendo nero su bianco i fatti, nudi e crudi, mentre per qualcuno la normalità sta invece nel tacere qualche dettaglio pensando in modo surrettizio che così facendo si può fare un favore o evitare di provocare un dispiacere a qualcuno che forse non gradirebbe comparire facendo magari una brutta figura e che poi potrebbe vendicarsi non passando più notizie…. !!!
QUESTO NON E’ GIORNALISMO seppure molto diffuso, ma solo “velinismo”, equilibrismo e diplomazia, o come dice un collega, “cautela….”. E poi qualcuno crede ancora alla favola del quarto potere?! Ma mi faccia il piacere…!!!!!!!
P.S. Ovviamente il giornalista protagonista della storia, dopo aver raccontato a molta gente allibita questa storia, ha preso una decisione: ha deciso, per il sito in cui lavora, di andare ai prossimi consigli comunali, farsi vedere dal signor Dispetti e conoscere quello che lui fa per il bene della città che amministra.
Eh bé!, insomma, hai visto mai.......................................
Siamo in Oltrepò Pavese, una zona dove chi lavora e chi amministra è così bravo a fare comunicazione che l’opinione generale tra i media (e non solo) è che questa terra non esista, pur non avendo essa doti di trasparenza o particolari abilità mimetiche. Ma alla fine l’effetto è lo stesso; d'altronde come afferma una cara amica e collega, “se questo territorio è stata risparmiata persino da Attila, un motivo dovrà pur esserci…!”
Dunque, torniamo alla storia che vi volevo raccontare.
Un paio di pomeriggi fa al giornalista, verso le 18, squilla il cellulare.
Dall’altro capo del telefono il signor Dispetti, che con tono inferocito aggredisce a male parole il giornalista. Quale colpa avrà dunque commesso questo essere abominevole?
“Perché ha scritto che io non c’ero alla riunione? Perché non ha verificato prima di scrivere? E poi che cavolo va a dire che ero l’unico assente”.
“Mi scusi ma…” inizia, nonostante tutto, con gentilezza il giornalista che sul momento non ha ancora bene afferrato quale sia il problema e di quale colpa si dovrebbe essere macchiato.
“Mi scusi un c…o!”
“Veramente non mi stavo scusando; le stavo chiedendo, possibilmente con garbo, di dirmi se lei c’era o non c’era alla riunione, così come mi è stato raccontato da persone realmente presenti” prosegue il giornalista.
“NO, NON C’ERO”.
“E allora scusi ma di che cosa mi sta parlando? Dove avrei sbagliato?”
“LEI NON DOVEVA ANDARLO A SCRIVERE” replica come una furia il signor Dispetti. “Io avevo già risolto tutto con un mio tecnico che aveva provveduto a fare quello che c’era da fare e lei invece mi ha creato un casino scrivendo che ero l’unico ad essere assente”
“Per la verità io ho scritto che gli assenti erano lei, la Comunità Montana e alcuni altri sindaci. Se poi questa frase é stata modificata, io non c'entro. E lei lo sa bene" spiega il giornalista da un lato indispettito dall’inutile querelle e dalla perdita di tempo, elemento sempre troppo prezioso per chi svolge questo nostro beneamato mestiere, d’altro canto cercando comunque di mantenere la lucidità, almeno da questo capo del telefono. “Se però aveva qualcosa da dire, anziché chiamarmi alle 18, a giornale già impaginato e finito, lo avesse fatto questa mattina, lei domani usciva con la sua versione dei fatti”.
“MACCHE’! IO NON AVEVO LETTO NULLA MA MI HANNO AVVERTITO NEL POMERIGGIO. Io non leggo quello che lei scrive del suo paese, cosa vuole che m’interessi…! LEI PENSI INVECE A SCRIVERE DEI SUOI PAESI; SCRIVA DI DOVE VUOLE, MA LASCI PERDERE LA MIA CITTA'. NON SI PERMETTA PIU’ DI SCRIVERE DI COSE CHE NON CONOSCE – riprende il signor Dispetti usando toni sempre più duri e offensivi – “LEI NON SA UN C…O E PARLA. IO AVEVO GIA’ SPIEGATO TUTTO AL GIORNALISTA CHE SEGUE LA MIA CITTA’ ED ERA TUTTO CHIARO. INVECE LEI MI HA CREATO UN CASINO OGGI ANDANDO A DIRE CHE NON C’ERO; COME SE NON AVESSI FATTO NULLA QUANDO INVECE ERA GIA’ TUTTO PREDISPOSTO”. E sempre con lo stesso tono violento: “SE AVESSI VOLUTO, AVREI AVUTO ANCH’IO DA DIRE SUL FATTO CHE DELLA CITTA’ CHE LEI SEGUE, NON C’ERA NESSUNO ALLA PRIMA RIUNIONE, QUELLA POLITICA, LA PIU’ IMPORTANTE”.
“Se lei, o un altro, me lo avesse riferito, l’avrei scritto, esattamente come ho fatto in questo caso” replica il giornalista.
“No. IO INVECE SONO STATO PIU’ CORRETTO, ANCHE PIU’ DI LEI, perché NON HO DETTO NIENTE”. E di nuovo alzando il tono: “E LEI NON SI DEVE PERMETTERE PIU’ DI SCRIVERE DELLA MIA CITTA’. LEI CHE NON SA UN C…O!.”
“Senta un po’, ma si rende conto di quello che sta dicendo? – replica il giornalista che a questo punto pensa di essere in linea con un esponente di un altro pianeta –. E inoltre, non si accorge di contraddirsi? In effetti, il mio pezzo era riferito ad un incontro che si è tenuto nella MIA zona. Non nella sua! Dunque perché mai lei adesso mi sta telefonando? Per dirmi che effettivamente non c’era ad un incontro nel quale io ho scritto che lei non c’era? Dunque? Le ripeto se vuole dare la sua versione dei fatti, e ne ha tutto il diritto! facciamo un pezzo.”
“NO. LEI NON SCRIVE UN C…O. Va bè, adesso basta. Buona sera”.
Click. La linea chiusa, la telefonata finita.
Il mondo ritorna normale, o quasi.
Perché in effetti dove stava la “normalità” in tutto questo delirio di parole?
La normalità sta nel raccontare le cose come sono, senza dare giudizi di merito o di valore, ma solo mettendo nero su bianco i fatti, nudi e crudi, mentre per qualcuno la normalità sta invece nel tacere qualche dettaglio pensando in modo surrettizio che così facendo si può fare un favore o evitare di provocare un dispiacere a qualcuno che forse non gradirebbe comparire facendo magari una brutta figura e che poi potrebbe vendicarsi non passando più notizie…. !!!
QUESTO NON E’ GIORNALISMO seppure molto diffuso, ma solo “velinismo”, equilibrismo e diplomazia, o come dice un collega, “cautela….”. E poi qualcuno crede ancora alla favola del quarto potere?! Ma mi faccia il piacere…!!!!!!!
P.S. Ovviamente il giornalista protagonista della storia, dopo aver raccontato a molta gente allibita questa storia, ha preso una decisione: ha deciso, per il sito in cui lavora, di andare ai prossimi consigli comunali, farsi vedere dal signor Dispetti e conoscere quello che lui fa per il bene della città che amministra.
Eh bé!, insomma, hai visto mai.......................................
11 febbraio 2009
DIRITTO DI CRITICA
Mediaset liquida Mentana e liquefa gli ascolti
E’ sempre più difficile fare del giornalismo di buon livello e certo, quando accade di perdere un pezzo importante in una scacchiera che presenta già tanti buchi e lacune, non si può essere contenti.
E sia chiaro che non sto esprimendo solidarietà di parte, ma sto solo facendo una considerazione di buon senso, un elemento che in dosi massicce sembra essersi dispersa nell’aere o nell’etere....
Ma davvero Mediaset può pensare di fare a meno di un giornalista che ha fondato il nuovo corso del giornalismo televisivo italiano impostando un tg con nuovi ritmi, con nuovi modi di osservare i fatti, con una capacità di restare sopra le parti proprio all’interno di un’azienda che si rifà ad una proprietà che é parte in causa ormai della politica?
Già si sono persi dei pezzi in passato come Lamberto Sposini oggi relegato a fare da conduttore in un programma gossip pomeridiano in Rai, di tutto relax forse per chi era abituato al ritmo frenetico di un Tg – e solo chi fa questo mestiere può capire in che cosa consista questo ritmo), ma assolutamente non rapportabile al livello qualitativo e professionale di Sposini. Certo, occorre vivere, e visto che gli spazi in Rai erano tutti occupati nell’informazione, o così o...
Quello che però mi stupisce é la rapidità con cui Mentana si é trovato fuori da Mediaset: neanche il tempo di un amen, e via. Come se in Mediaset avessero previsto le reazioni del giornalista e il caso glielo avessero creato ad arte per avere una reazione scontata, conoscendo il carattere non proprio pacifico della persona, e liberandosi così in modo tale da non pagare penali, nè scendere a patti con uno “scomodo”.
E la cosa che fa riflettere é che la critica di Mentana di non mettere Matrix in prima serata per discutere del caso di Eluana era giusta e fondata, andando fra l’altro nella direzione del potenziamento dell’immagine della rete ammiraglia di Mediaset.
Ed era tanto giusto il suo ragionamento che anche in casa Rai, Vespa ha condotto uno speciale Porta a Porta sul caso della Englaro facendo ottimi ascolti.
Dunque Mentana aveva cercato ancora una volta di fare il bene dell’azienda come quando partì con Matrix quasi in sordina per scontrarsi proprio con Porta a Porta e scalando punto dopo punto i dati di ascolto. E anche allora Mentana, così come nella formula del tg, si era dimostrato vincente.
Mediaset sapeva bene quindi che la richiesta di Mentana non era frutto – mi si passi il termine - di “primadonnismo” ma che sarebbe stata vincente e che la porre il Grande Fratello ad un altro orario o anche in un’altra serata non avrebbe danneggiato gli sponsor che si sarebbero dirottare proprio sul programma di Mentana.
Gli sponsor infatti pagano molto se una rete funzione e fa ascolti, non se perde consensi perché si rende oggetto di critica. E’ possibile che una miopia imprenditoriale abbia portato ad un risultato così assurdo? E’ possibile che Mentana fosse diventato scomodo perché troppo “potente” con i suoi dati? E’ possibile che solo i mediocri hanno diritto alle tribune? E’ possibile che aver affidato a rete 4 l’incarico del programma in prima serata dedicato alla Englaro sia stato un mezzo per far capire che Mediaset non intende far sparire Rete 4 sul satellite e sia stata quindi una prova di forza che alla fine ha di fatto salvato Fede e stritolato Mentana? Ed é possibile che le dimissioni, gesto di protesta estrema oltre che di grande dignità professionale ma anche di sprezzo verso chi non capisce o vuol far finta di non capire cosa sia davvero il giornalismo, omologato com’é sempre più verso il basso con programmi che ben poco hanno a che fare con l’informazione ma sempre più con lo scollacciato, lo sboccato ed il frullatore omogeneizzante del “minimum vitalis correct”?
Non sono mai stata una simpatizzante di Mentana, con il suo urlare forsennato quando parla, ma la professionalità non é trasparente e si fa notare anche ai non addetti, tanto che il pubblico lo ha seguito subito, provando all’azienda che aveva fatto male a farlo uscire dal Tg. Ma almeno in quel caso era stato ritagliato uno spazio ad hoc come direttore editoriale e conduttore di Matrix. Qualsiasi giornalista, anche capace, non potrà che essere una pallida ombra evanescente se dovesse avere l’incarico di occupare il posto di Mentana a Matrix: se ne rendano conto in Mediaset.
Di Mentana ne nasce uno ogni tanto, ed é una fortuna averlo nelle proprie fila, simpatico o antipatico che sia a livello caratteriale; perché é con la professionalità che si fanno gli ascolti e che, in fin dei conti, si tengono anche gli sponsor, ben contenti di esserci in programmi con alti ascolti.
Certo, parlare ancora una volta di Eluana dopo che per giorni ne abbiamo letto e sentito di ogni, non era per me indispensabile, e forse non avrei nemmeno seguito la trasmissione così come non ho visto nemmeno “Porta a Porta”, ma il mio gusto personale, contrario a forme di piagnisteo sotto ogni aspetto, non fa testo e mi rendo conto invece che un argomento del genere non poteva mancare dal palinsesto di quella serata. Un buco grave, tamponato alla bell’e meglio a notte fonda con due giornalisti della redazione del Tg5 che hanno fatto tutto quello che potevano per rendere al meglio, ma con una chiara insoddisfazione dipinta sul volto.
A proposito, forse il pubblico di giovani che segue il Grande Fratello avrebbe avuto modo di imparare qualcosa se avesse avuto modo di trovarsi a vedere uno speciale di Matrix sul caso Englaro. A questo Mediaset forse non ha pensato, preferendo invece imbambolarli con assurde vicende di nessuna importanza e tanto meno di nessun valore.
Meglio dunque l’apparire che l’essere. Con buona pace di Mentana... e delle persone che considerano il giornalismo un modo per esercitare un diritto di informazione e di cronaca, non di sudditanza a palinsesti pubblicitari.
E infine una considerazione etica e deontologica: se la legge stabilisce che la presenza della pubblicità nella carta stampata non deve superare il 70% degli spazi disponibili ed il 50% nella pianificazione televisiva, quando la pubblicità condiziona le scelte dei palinsesti, va considerato sforato questo tetto o resta sempre comunque uguale?
E’ sempre più difficile fare del giornalismo di buon livello e certo, quando accade di perdere un pezzo importante in una scacchiera che presenta già tanti buchi e lacune, non si può essere contenti.
E sia chiaro che non sto esprimendo solidarietà di parte, ma sto solo facendo una considerazione di buon senso, un elemento che in dosi massicce sembra essersi dispersa nell’aere o nell’etere....
Ma davvero Mediaset può pensare di fare a meno di un giornalista che ha fondato il nuovo corso del giornalismo televisivo italiano impostando un tg con nuovi ritmi, con nuovi modi di osservare i fatti, con una capacità di restare sopra le parti proprio all’interno di un’azienda che si rifà ad una proprietà che é parte in causa ormai della politica?
Già si sono persi dei pezzi in passato come Lamberto Sposini oggi relegato a fare da conduttore in un programma gossip pomeridiano in Rai, di tutto relax forse per chi era abituato al ritmo frenetico di un Tg – e solo chi fa questo mestiere può capire in che cosa consista questo ritmo), ma assolutamente non rapportabile al livello qualitativo e professionale di Sposini. Certo, occorre vivere, e visto che gli spazi in Rai erano tutti occupati nell’informazione, o così o...
Quello che però mi stupisce é la rapidità con cui Mentana si é trovato fuori da Mediaset: neanche il tempo di un amen, e via. Come se in Mediaset avessero previsto le reazioni del giornalista e il caso glielo avessero creato ad arte per avere una reazione scontata, conoscendo il carattere non proprio pacifico della persona, e liberandosi così in modo tale da non pagare penali, nè scendere a patti con uno “scomodo”.
E la cosa che fa riflettere é che la critica di Mentana di non mettere Matrix in prima serata per discutere del caso di Eluana era giusta e fondata, andando fra l’altro nella direzione del potenziamento dell’immagine della rete ammiraglia di Mediaset.
Ed era tanto giusto il suo ragionamento che anche in casa Rai, Vespa ha condotto uno speciale Porta a Porta sul caso della Englaro facendo ottimi ascolti.
Dunque Mentana aveva cercato ancora una volta di fare il bene dell’azienda come quando partì con Matrix quasi in sordina per scontrarsi proprio con Porta a Porta e scalando punto dopo punto i dati di ascolto. E anche allora Mentana, così come nella formula del tg, si era dimostrato vincente.
Mediaset sapeva bene quindi che la richiesta di Mentana non era frutto – mi si passi il termine - di “primadonnismo” ma che sarebbe stata vincente e che la porre il Grande Fratello ad un altro orario o anche in un’altra serata non avrebbe danneggiato gli sponsor che si sarebbero dirottare proprio sul programma di Mentana.
Gli sponsor infatti pagano molto se una rete funzione e fa ascolti, non se perde consensi perché si rende oggetto di critica. E’ possibile che una miopia imprenditoriale abbia portato ad un risultato così assurdo? E’ possibile che Mentana fosse diventato scomodo perché troppo “potente” con i suoi dati? E’ possibile che solo i mediocri hanno diritto alle tribune? E’ possibile che aver affidato a rete 4 l’incarico del programma in prima serata dedicato alla Englaro sia stato un mezzo per far capire che Mediaset non intende far sparire Rete 4 sul satellite e sia stata quindi una prova di forza che alla fine ha di fatto salvato Fede e stritolato Mentana? Ed é possibile che le dimissioni, gesto di protesta estrema oltre che di grande dignità professionale ma anche di sprezzo verso chi non capisce o vuol far finta di non capire cosa sia davvero il giornalismo, omologato com’é sempre più verso il basso con programmi che ben poco hanno a che fare con l’informazione ma sempre più con lo scollacciato, lo sboccato ed il frullatore omogeneizzante del “minimum vitalis correct”?
Non sono mai stata una simpatizzante di Mentana, con il suo urlare forsennato quando parla, ma la professionalità non é trasparente e si fa notare anche ai non addetti, tanto che il pubblico lo ha seguito subito, provando all’azienda che aveva fatto male a farlo uscire dal Tg. Ma almeno in quel caso era stato ritagliato uno spazio ad hoc come direttore editoriale e conduttore di Matrix. Qualsiasi giornalista, anche capace, non potrà che essere una pallida ombra evanescente se dovesse avere l’incarico di occupare il posto di Mentana a Matrix: se ne rendano conto in Mediaset.
Di Mentana ne nasce uno ogni tanto, ed é una fortuna averlo nelle proprie fila, simpatico o antipatico che sia a livello caratteriale; perché é con la professionalità che si fanno gli ascolti e che, in fin dei conti, si tengono anche gli sponsor, ben contenti di esserci in programmi con alti ascolti.
Certo, parlare ancora una volta di Eluana dopo che per giorni ne abbiamo letto e sentito di ogni, non era per me indispensabile, e forse non avrei nemmeno seguito la trasmissione così come non ho visto nemmeno “Porta a Porta”, ma il mio gusto personale, contrario a forme di piagnisteo sotto ogni aspetto, non fa testo e mi rendo conto invece che un argomento del genere non poteva mancare dal palinsesto di quella serata. Un buco grave, tamponato alla bell’e meglio a notte fonda con due giornalisti della redazione del Tg5 che hanno fatto tutto quello che potevano per rendere al meglio, ma con una chiara insoddisfazione dipinta sul volto.
A proposito, forse il pubblico di giovani che segue il Grande Fratello avrebbe avuto modo di imparare qualcosa se avesse avuto modo di trovarsi a vedere uno speciale di Matrix sul caso Englaro. A questo Mediaset forse non ha pensato, preferendo invece imbambolarli con assurde vicende di nessuna importanza e tanto meno di nessun valore.
Meglio dunque l’apparire che l’essere. Con buona pace di Mentana... e delle persone che considerano il giornalismo un modo per esercitare un diritto di informazione e di cronaca, non di sudditanza a palinsesti pubblicitari.
E infine una considerazione etica e deontologica: se la legge stabilisce che la presenza della pubblicità nella carta stampata non deve superare il 70% degli spazi disponibili ed il 50% nella pianificazione televisiva, quando la pubblicità condiziona le scelte dei palinsesti, va considerato sforato questo tetto o resta sempre comunque uguale?
26 gennaio 2009
BERGAMO - Seminario su Europa e i media locali
BERGAMO. La Regione Lombardia ha organizzato un seminario per i giornalisti della Lombardia nella sede territoriale di via XX settembre per il giorno 30 gennaio alle 9.
Saranno presenti il parlamentare europeo Pia Locatelli della Commissione Industria, Ricerca ed Energia e Commissione Diritti della Donna, Carlo Corazza direttore della Rappresentanza di Milano della Commissione Europea e Maria Grazia Cavenaghi Smith direttrice dell'Ufficio del Parlamento europeo a Milano. l'argomento che tratterà sarà il ruolo dei media locali nella diffusione dell'informazione sull'Europa in vista delle elezioni del Parlamento europeo.
Seguiranno gli interventi di Gabriele Giudice della Commissione europea capod ella Unità Direzione Generale Affari economici e finanziari, la parlamentare Cristiana Muscardini vice presidente dela Commissione Commercio Internazionale, Donatella Gottardi parlametare europeo nella commissione Problemi economici e monetari. Il tema del dibattito saranno gli effetti della crisi finanziaria sul sistema economico e la risposta dell'Unione Europea. Il dibattito sarà coordinato da Franco Cattaneo vicedirettore dell'Eco di Bergamo.
Alle 11 seguirà un dibattito aperto con il pubblico presente.
Sul tema dei trasporti, comunicazione e sviluppo interverranno invece Antonio Preto capo di gabinetto del vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani responsabile per i trasporti, Gabriele Albertini parlamentare europeo e vicepresidente della Commissione trasporti e turismo.
Dopo la colazione di lavoro prevista per le 13, la giornata si chiude alle 14 con la parte più prettamente dedicata al tema del giornalismo con il dibattito su "La comunicazione UE sui media regionali e locali" che sarà affrontata da Matteo Fornara addetto stampa della Rappresentanza della Commissione europea a Milano, Pierdavid Pizzochero per conto della rappresentanza della Commissione europea in Italia settore audiovisivi.
Saranno presenti il parlamentare europeo Pia Locatelli della Commissione Industria, Ricerca ed Energia e Commissione Diritti della Donna, Carlo Corazza direttore della Rappresentanza di Milano della Commissione Europea e Maria Grazia Cavenaghi Smith direttrice dell'Ufficio del Parlamento europeo a Milano. l'argomento che tratterà sarà il ruolo dei media locali nella diffusione dell'informazione sull'Europa in vista delle elezioni del Parlamento europeo.
Seguiranno gli interventi di Gabriele Giudice della Commissione europea capod ella Unità Direzione Generale Affari economici e finanziari, la parlamentare Cristiana Muscardini vice presidente dela Commissione Commercio Internazionale, Donatella Gottardi parlametare europeo nella commissione Problemi economici e monetari. Il tema del dibattito saranno gli effetti della crisi finanziaria sul sistema economico e la risposta dell'Unione Europea. Il dibattito sarà coordinato da Franco Cattaneo vicedirettore dell'Eco di Bergamo.
Alle 11 seguirà un dibattito aperto con il pubblico presente.
Sul tema dei trasporti, comunicazione e sviluppo interverranno invece Antonio Preto capo di gabinetto del vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani responsabile per i trasporti, Gabriele Albertini parlamentare europeo e vicepresidente della Commissione trasporti e turismo.
Dopo la colazione di lavoro prevista per le 13, la giornata si chiude alle 14 con la parte più prettamente dedicata al tema del giornalismo con il dibattito su "La comunicazione UE sui media regionali e locali" che sarà affrontata da Matteo Fornara addetto stampa della Rappresentanza della Commissione europea a Milano, Pierdavid Pizzochero per conto della rappresentanza della Commissione europea in Italia settore audiovisivi.
17 dicembre 2008
Domani il 6° summit sulla comunicazione alla Fondazione Rosselli
La Fondazione Rosselli e la Camera di Commercio di Roma hanno organizzato per domani a Roma, nella sala del Tempio di Adriano a piazza di Pietra, il VI Summit sull'Industria della Comunicazione. L’incontro servirà a presentare l’11esimo “Rapporto sull'Industria della Comunicazione in Italia” realizzata dall'Istituto di Economia dei Media della Fondazione Rosselli.
Il Rapporto IEM, che manterrà la divisione tra “Mercati” (dati, trend e raffronti internazionali relativi a tutti i settori dell'industria della comunicazione) e “Approfondimenti” vale a dire uno studio sul sostegno pubblico all'audiovisivo, proporrà anche un’analisi di Andrea Marzulli, sugli andamenti dell'industria della comunicazione in Italia dal 1987 ad oggi e l’indagine interpretativa di Antonio Pilati, Emilio Pucci e Giuseppe Richeri, da cui è partita l’iniziativa del Rapporto.
L'edizione 2008 riunisce anche la testimonianza di 15 studiosi del settore in merito agli andamenti dell'industria della comunicazione e al metodo più opportuno per raccontarli.
L'ultima novità che caratterizza il Rapporto 2008 è la banca dati che viene allegata al volume e realizzata su cd, dove sarà possibile navigare attraverso i dati e le analisi raccolti dall’IEM nelle dieci edizioni precedenti del rapporto: un patrimonio di dati utile a chi vorrà delineare la storia del mercato della comunicazione in Italia.
Infine il Summit sarà caratterizzato da tavole rotonde e dibattiti con accademici e addetti ai lavori che faranno il punto sullo status dell'industria della comunicazione in Italia, sul raffronto internazionale dei principali indicatori di settore, sul futuro a breve e medio termine della Comunicazione in Italia. E una tavola rotonda sarà dedicata anche alla policy di sostegno all'audiovisivo nel nostro Paese e al ruolo che possono svolgere le Regioni in questo settore.
Il Rapporto IEM, che manterrà la divisione tra “Mercati” (dati, trend e raffronti internazionali relativi a tutti i settori dell'industria della comunicazione) e “Approfondimenti” vale a dire uno studio sul sostegno pubblico all'audiovisivo, proporrà anche un’analisi di Andrea Marzulli, sugli andamenti dell'industria della comunicazione in Italia dal 1987 ad oggi e l’indagine interpretativa di Antonio Pilati, Emilio Pucci e Giuseppe Richeri, da cui è partita l’iniziativa del Rapporto.
L'edizione 2008 riunisce anche la testimonianza di 15 studiosi del settore in merito agli andamenti dell'industria della comunicazione e al metodo più opportuno per raccontarli.
L'ultima novità che caratterizza il Rapporto 2008 è la banca dati che viene allegata al volume e realizzata su cd, dove sarà possibile navigare attraverso i dati e le analisi raccolti dall’IEM nelle dieci edizioni precedenti del rapporto: un patrimonio di dati utile a chi vorrà delineare la storia del mercato della comunicazione in Italia.
Infine il Summit sarà caratterizzato da tavole rotonde e dibattiti con accademici e addetti ai lavori che faranno il punto sullo status dell'industria della comunicazione in Italia, sul raffronto internazionale dei principali indicatori di settore, sul futuro a breve e medio termine della Comunicazione in Italia. E una tavola rotonda sarà dedicata anche alla policy di sostegno all'audiovisivo nel nostro Paese e al ruolo che possono svolgere le Regioni in questo settore.
Ma quale comunicazione fa TrenItalia?
Certo che la comunicazione non corre lungo i binari, almeno quella che serve davvero al cittadino.
Chi si è accorto infatti che da domenica scorsa è entrato in funzione l’orario invernale delle ferrovie italiane?
Allora, chi si ricorda del famoso vecchio libretto giallo rettangolare che veniva pubblicato e messo in vendita due volte l’anno con gli orari invernali ed estivi delle Ferrovie Italiane? All’epoca non c’era Celentano a fare da testimonial, il molleggiato si limitava a fare quello che sa fare meglio, cioè cantare… Eppure sapevamo tutti che a fine ottobre e a fine maggio era bell’e pronto il nuovo libretto con gli orari. Niente sorprese, insomma.
Eppure allora si diceva che le Ferrovie dello Stato non sapevano comunicare, che non sapevano fare promozione di se stesse. Vero.
Ma adesso cosa succede?
Allora, vediamo un caso sintomatico anche se personale, ma a valenza non solo personale, visto che riguarda tutti coloro che usano il treno: domenica scorsa mio marito doveva rientrare a Torino e per farlo ha deciso di viaggiare in treno.
Così il giorno prima, sabato 13 si è recato in stazione e alla biglietteria ha acquistato il biglietto con relativa prenotazione per il treno delle 16,45, l’Intercity Rossini, il Bari-Torino.
Il ferroviere allo sportello ha emesso normale biglietto dell’importo di 11 euro senza dire alcunché.
Domenica pomeriggio accompagno mio marito alla binario in tempo utile; se non che, alzando casualmente lo sguardo ai monitor degli arrivi e partenze, vediamo comparire non il Rossini IC, bensì l’ES delle 16,57, annunciato fra l'altro con già 5 minuti di ritardo.
Sbalorditi e temendo che il biglietto acquistato il giorno prima non fosse più valido ci rechiamo alla biglietteria dove una dipendente nella classica giacca color verde Irlanda, da dietro il vetro ci “comunica” gentilmente ma con una certa aria di sussiego (e con stampata sulla fronte la domanda: ma questi come fanno a non saperlo?) che "da domenica 14 ottobre, ovvero proprio da quel giorno, entrava in vigore il nuovo orario ferroviario e che quindi il Rossini era sospeso e la sua corsa sostituita dall’EuroStar Bari- Torino che era previsto per quasi 15 minuti dopo".
E, ovviamente l’adeguamento del costo del biglietto prevedeva un sovrapprezzo di 4 euro!
Dunque, chi sedeva il giorno prima, quel fatidico 13 dicembre dietro quello stesso vetro della biglietteria vogherese? Era forse un E.T. sbarcato dall’ultimo Ufo che staziona intorno alla Terra e che, essendo di colore verde ha scambiato le Ferrovie per una stazione di servizio per Ufo? o era anche lui un dipendente delle Ferrovie stesse, al pari della persona che si trovava dietro quello stesso vetro niente meno che il giorno dopo, domenica 14 dicembre, e che si é ben guardato dal "comunicare" il cambiamento su quel biglietto che era emesso per l'indomani?
Se non era E.T. come mai non ha pensato di “comunicare” (come la collega del giorno dopo) all’acquirente del biglietto che il treno Intercity Rossini non ci sarebbe stato più dall’indomani e che cambiava costo e orario?
Era un tentativo maldestro di creare un problema al viaggiatore ignaro – nessuno sa, se nessuno comunica!! – e obbligarlo a pagare una ben più salata multa staccata dall'inflessibile bigliettaio sul treno e dell'importo di circa il 18% in più del prezzo complessivo del biglietto, cui aggiungere anche la differenza di 4 euro per il cambio treno?
Debbo pensare che, in buona sostanza, si tratti di una “mancata comunicazione” o di una “sospetta tentata truffa con estorsione”?
Inoltre, come mai nessuna “pubblicità” si è vista, né sentita che annunciasse il cambio degli orari da quello estivo (a dicembre!!) a quello invernale?
Forse per le Ferrovie era più logico annunciare l’avvio della TAV che manderà gambe all’aria il servizio dei treni per i pendolari, perché far transitare treni con una tale priorità, senza aver predisposto prima percorsi propri, ma in condivisione con tutti gli altri treni, di fatto fermerà il cammino di quelli che invece portano regolarmente, e tutti i giorni i lavoratori al proprio posto di lavoro ( ahh, già dimenticavo! C’è crisi e recessione, quindi i posti di lavoro si stanno perdendo e i treni dei pendolari non servono più, quindi la TAV può passare tranquillamente..!)
Quando la comunicazione è solo autocelebrazione, come per la TAV, (mio padre diceva sempre che chi si loda, s’imbroda!) e non serve invece a comunicare effettivamente l’esistenza di un servizio, o di un cambiamento, o di qualsiasi cosa utile all’utente-cliente, deve cedere il passo a ciò che é davvero più importante.
Quando si sa “fare comunicazione”e si sa quindi come investire e non sprecare soldi nella comunicazione, non si commettono simili “errori”; anzi per dirla tutta, questa non-comunicazione comunica invece ben altro: le Ferrovie Italiane se ne infischiano altamente della propria clientela.
Se le cose non le sai, puoi cercarle su Internet: cercate anche voi sul sito delle Ferrovie e scoprite se da qualche parte viene indicato il cambio di orari e di treni… e poi è forse obbligatorio avere Internet, dover cercare online informazioni che invece dovrebbero arrivarmi dall’azienda della quale mi devo servire?
Praticamente si vorrebbe far passare il principio esattamente inverso a quello alla base della comunicazione: non è l’azienda che comunica ma tu che devi “indovinare” che l’azienda vuole comunicarti qualcosa…! Fantastico.... davvero innovativo... :-))
Un comportamento alimentato per altro, dalla situazione di monopolio di cui le Ferrovie Italiane hanno sempre goduto. Ma anche qui c’è un po’ di speranza, mista ad un po’ di timore visti i precedenti con le aziende petrolifere, le banche, le assicurazioni e i servizi in genere: dal prossimo anno le FS non saranno più le sole a fornire viaggi su rotaia; arriveranno gli stranieri ed il trasporto potrebbe avere un bello e salutare scossone con molte fughe di clienti verso vettori esteri più costosi solo in apparenza, grazie ad un rapporto qualità-prezzo decisamente migliore del nostro attuale.
A meno che…. non accada come per benzina, assicurazioni auto, banche: un bell’accordo sotto sotto, una bella strizzatina d’occhio che metta d’accordo tutti i vettori e, tra tante pubblicità sui media – gli unici a guadagnarci alla fine! – tutto resta come ora, salvo le tariffe che con la scusa della concorrenza, verranno normalizzate verso l'alto.
Alla faccia della volontà di incentivare l'uso delmezzo pubblico: "arrivi direttamente al centro della città" diceva nei giorni scorsi la pubblicità della TAV...
Dite che penso troppo male?
No, no, è che mi hanno “comunicato” fin troppo bene fino ad oggi, come ci si può mettere d’accordo su tutto affiinché, gattopardescamente, “tutto cambi perché in effetti nulla cambi”.
E anche questo, alla fine, è comunicare….
Chi si è accorto infatti che da domenica scorsa è entrato in funzione l’orario invernale delle ferrovie italiane?
Allora, chi si ricorda del famoso vecchio libretto giallo rettangolare che veniva pubblicato e messo in vendita due volte l’anno con gli orari invernali ed estivi delle Ferrovie Italiane? All’epoca non c’era Celentano a fare da testimonial, il molleggiato si limitava a fare quello che sa fare meglio, cioè cantare… Eppure sapevamo tutti che a fine ottobre e a fine maggio era bell’e pronto il nuovo libretto con gli orari. Niente sorprese, insomma.
Eppure allora si diceva che le Ferrovie dello Stato non sapevano comunicare, che non sapevano fare promozione di se stesse. Vero.
Ma adesso cosa succede?
Allora, vediamo un caso sintomatico anche se personale, ma a valenza non solo personale, visto che riguarda tutti coloro che usano il treno: domenica scorsa mio marito doveva rientrare a Torino e per farlo ha deciso di viaggiare in treno.
Così il giorno prima, sabato 13 si è recato in stazione e alla biglietteria ha acquistato il biglietto con relativa prenotazione per il treno delle 16,45, l’Intercity Rossini, il Bari-Torino.
Il ferroviere allo sportello ha emesso normale biglietto dell’importo di 11 euro senza dire alcunché.
Domenica pomeriggio accompagno mio marito alla binario in tempo utile; se non che, alzando casualmente lo sguardo ai monitor degli arrivi e partenze, vediamo comparire non il Rossini IC, bensì l’ES delle 16,57, annunciato fra l'altro con già 5 minuti di ritardo.
Sbalorditi e temendo che il biglietto acquistato il giorno prima non fosse più valido ci rechiamo alla biglietteria dove una dipendente nella classica giacca color verde Irlanda, da dietro il vetro ci “comunica” gentilmente ma con una certa aria di sussiego (e con stampata sulla fronte la domanda: ma questi come fanno a non saperlo?) che "da domenica 14 ottobre, ovvero proprio da quel giorno, entrava in vigore il nuovo orario ferroviario e che quindi il Rossini era sospeso e la sua corsa sostituita dall’EuroStar Bari- Torino che era previsto per quasi 15 minuti dopo".
E, ovviamente l’adeguamento del costo del biglietto prevedeva un sovrapprezzo di 4 euro!
Dunque, chi sedeva il giorno prima, quel fatidico 13 dicembre dietro quello stesso vetro della biglietteria vogherese? Era forse un E.T. sbarcato dall’ultimo Ufo che staziona intorno alla Terra e che, essendo di colore verde ha scambiato le Ferrovie per una stazione di servizio per Ufo? o era anche lui un dipendente delle Ferrovie stesse, al pari della persona che si trovava dietro quello stesso vetro niente meno che il giorno dopo, domenica 14 dicembre, e che si é ben guardato dal "comunicare" il cambiamento su quel biglietto che era emesso per l'indomani?
Se non era E.T. come mai non ha pensato di “comunicare” (come la collega del giorno dopo) all’acquirente del biglietto che il treno Intercity Rossini non ci sarebbe stato più dall’indomani e che cambiava costo e orario?
Era un tentativo maldestro di creare un problema al viaggiatore ignaro – nessuno sa, se nessuno comunica!! – e obbligarlo a pagare una ben più salata multa staccata dall'inflessibile bigliettaio sul treno e dell'importo di circa il 18% in più del prezzo complessivo del biglietto, cui aggiungere anche la differenza di 4 euro per il cambio treno?
Debbo pensare che, in buona sostanza, si tratti di una “mancata comunicazione” o di una “sospetta tentata truffa con estorsione”?
Inoltre, come mai nessuna “pubblicità” si è vista, né sentita che annunciasse il cambio degli orari da quello estivo (a dicembre!!) a quello invernale?
Forse per le Ferrovie era più logico annunciare l’avvio della TAV che manderà gambe all’aria il servizio dei treni per i pendolari, perché far transitare treni con una tale priorità, senza aver predisposto prima percorsi propri, ma in condivisione con tutti gli altri treni, di fatto fermerà il cammino di quelli che invece portano regolarmente, e tutti i giorni i lavoratori al proprio posto di lavoro ( ahh, già dimenticavo! C’è crisi e recessione, quindi i posti di lavoro si stanno perdendo e i treni dei pendolari non servono più, quindi la TAV può passare tranquillamente..!)
Quando la comunicazione è solo autocelebrazione, come per la TAV, (mio padre diceva sempre che chi si loda, s’imbroda!) e non serve invece a comunicare effettivamente l’esistenza di un servizio, o di un cambiamento, o di qualsiasi cosa utile all’utente-cliente, deve cedere il passo a ciò che é davvero più importante.
Quando si sa “fare comunicazione”e si sa quindi come investire e non sprecare soldi nella comunicazione, non si commettono simili “errori”; anzi per dirla tutta, questa non-comunicazione comunica invece ben altro: le Ferrovie Italiane se ne infischiano altamente della propria clientela.
Se le cose non le sai, puoi cercarle su Internet: cercate anche voi sul sito delle Ferrovie e scoprite se da qualche parte viene indicato il cambio di orari e di treni… e poi è forse obbligatorio avere Internet, dover cercare online informazioni che invece dovrebbero arrivarmi dall’azienda della quale mi devo servire?
Praticamente si vorrebbe far passare il principio esattamente inverso a quello alla base della comunicazione: non è l’azienda che comunica ma tu che devi “indovinare” che l’azienda vuole comunicarti qualcosa…! Fantastico.... davvero innovativo... :-))
Un comportamento alimentato per altro, dalla situazione di monopolio di cui le Ferrovie Italiane hanno sempre goduto. Ma anche qui c’è un po’ di speranza, mista ad un po’ di timore visti i precedenti con le aziende petrolifere, le banche, le assicurazioni e i servizi in genere: dal prossimo anno le FS non saranno più le sole a fornire viaggi su rotaia; arriveranno gli stranieri ed il trasporto potrebbe avere un bello e salutare scossone con molte fughe di clienti verso vettori esteri più costosi solo in apparenza, grazie ad un rapporto qualità-prezzo decisamente migliore del nostro attuale.
A meno che…. non accada come per benzina, assicurazioni auto, banche: un bell’accordo sotto sotto, una bella strizzatina d’occhio che metta d’accordo tutti i vettori e, tra tante pubblicità sui media – gli unici a guadagnarci alla fine! – tutto resta come ora, salvo le tariffe che con la scusa della concorrenza, verranno normalizzate verso l'alto.
Alla faccia della volontà di incentivare l'uso delmezzo pubblico: "arrivi direttamente al centro della città" diceva nei giorni scorsi la pubblicità della TAV...
Dite che penso troppo male?
No, no, è che mi hanno “comunicato” fin troppo bene fino ad oggi, come ci si può mettere d’accordo su tutto affiinché, gattopardescamente, “tutto cambi perché in effetti nulla cambi”.
E anche questo, alla fine, è comunicare….
16 dicembre 2008
Stampa Romana comunica che le redazioni del Lazio sono in agitazione bloccando ogni nuova iniziativa editoriale
Oggi la Consulta dei Comitati e Fiduciari di redazione del Lazio si è riunita e ha proclamato lo stato di agitazione nelle redazioni del Lazio con il blocco di ogni nuova iniziativa editoriale. Inoltre la Consulta promuove un coordinamento permanente dei Cdr e dei Fiduciari chiedendo alla Associazione Stampa Romana di affiancare un pool di consulenza legale al fine di verificare ogni vertenza, monitorare e impedire le violazioni del contratto in atto e respingere ogni forzatura delle aziende riservandosi anche il diritto di decidere altre iniziative di lotta.
Tutto questo è contenuto in un documento diffuso oggi da Stampa Romana e dalla Consulta in cui si dice anche di ritenere necessaria la conclusione rapida del confronto tra Fnsi e Fieg perché si arrivi ad una definizione compiuta del quadro normativo ed economico al fine di respingere la tecnica del temporeggiamento messo in atto dagli editori per svuotare di significato le trattative
“La Consulta - si legge nel documento - ritiene per questi motivi che si debba aprire una fase conflittuale, anche a livello regionale, che rivitalizzi il ruolo degli organismi di base e rimetta al centro dell'iniziativa sindacale la questione della qualità dell'informazione».
Inoltre la Consulta chiede alla Asr, coinvolgendo l'Ordine regionale, di organizzare incontri per testata e comparto che, aprendo una riflessione sulla qualità del lavoro giornalistico.
Preso atto dello spiraglio positivo apertosi nella vertenza contro i licenziamenti a La7, invita le Associazioni Regionali e la Fnsi a non abbassare la guardia monitorando gli sviluppi delle strategie produttive di Telecom Italia Media spa. e dà mandato alla segreteria della Asr di predisporre un'iniziativa pubblica a sostegno de La7. Infine, chiede alla segreteria della Asr di richiamare, anche attraverso iniziative pubbliche, l'attenzione dei cittadini sul difficile momento dell'editoria.
Tutto questo è contenuto in un documento diffuso oggi da Stampa Romana e dalla Consulta in cui si dice anche di ritenere necessaria la conclusione rapida del confronto tra Fnsi e Fieg perché si arrivi ad una definizione compiuta del quadro normativo ed economico al fine di respingere la tecnica del temporeggiamento messo in atto dagli editori per svuotare di significato le trattative
“La Consulta - si legge nel documento - ritiene per questi motivi che si debba aprire una fase conflittuale, anche a livello regionale, che rivitalizzi il ruolo degli organismi di base e rimetta al centro dell'iniziativa sindacale la questione della qualità dell'informazione».
Inoltre la Consulta chiede alla Asr, coinvolgendo l'Ordine regionale, di organizzare incontri per testata e comparto che, aprendo una riflessione sulla qualità del lavoro giornalistico.
Preso atto dello spiraglio positivo apertosi nella vertenza contro i licenziamenti a La7, invita le Associazioni Regionali e la Fnsi a non abbassare la guardia monitorando gli sviluppi delle strategie produttive di Telecom Italia Media spa. e dà mandato alla segreteria della Asr di predisporre un'iniziativa pubblica a sostegno de La7. Infine, chiede alla segreteria della Asr di richiamare, anche attraverso iniziative pubbliche, l'attenzione dei cittadini sul difficile momento dell'editoria.
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